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Grandi rossi per il Natale della Tenuta Cavalier Pepe

Natale 2020 tempo di rosso da gustare e da leggere cominciando dall’etichetta, con il Taurasi Opera Mia di Tenuta Cavalier Pepe e La Loggia del Cavaliere premiato come miglior rosso d’Italia per 5StarWine di Vinitaly

In commercio per Natale 2020 il Taurasi Opera Mia 2014, vino emblema della Tenuta, riconosciuto D.O.C.G. dal 1993, Taurasi che è sicuramente il vino rosso più pregiato dell’Irpinia. L’Aglianico, vitigno di alta qualità, ha trovato nelle verdi colline irpine il miglior territorio per potersi esprimere, così “Opera Mia” è il risultato della vinificazione in purezza delle uve Aglianico provenienti dai vigneti delle migliori località della denominazione del Taurasi D.O.C.G: “Carazita” e “Pesano”.

Non a caso un altro vino di Tenuta Cavalier Pepe, La Loggia del Cavaliere Taurasi Riserva Docg 2013 è stato recentemente premiato come Miglior rosso d’Italia secondo la prestigiosa guida 5StarWine di Vinitaly. Nonostante non ci sia stato il Vinitaly quest’anno, sono state comunque premiate le cantine considerate meritevoli, e tra i vincitori c’è l’Irpinia e l’imprenditrice Milena Pepe, che è riuscita a distinguersi con il Taurasi Docg Riserva la Loggia del Cavaliere, un vino di forte personalità e di complessa struttura, chiara espressione dell’Aglianico in purezza. Riconoscimenti e grande entusiasmo in azienda, se solo si pensa che il vino ha come chiave principale di lettura il terroir, un eccellente vino va giudicato infatti per le sue caratteristiche individuali, ma soprattutto nel suo complesso come rappresentazione del territorio. Il vino è come entrare in un libro e leggerne la sua storia dalle origini alle evoluzioni, al clima, agli abitanti, alle case e all’atmosfera che gli fa da cornice. Analizzarlo insomma in termini culturali e identitari, dimenticando per un attimo tutta la terminologia di degustazione, talvolta astuta ma non per tutti immediata, rispetto al senso puro del suo legame identitario. Un buon metodo è leggere il vino come un libro partire dall’etichetta, il suo enogramma, pensarlo come la copertina di un romanzo appassionante, con la certezza che condurrà dritto al cuore, raccontando di cantine come biblioteche e la sua concentrazione simbolica come portatrice di valori non solo economici, ma anche culturali e identitari.

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