Sette artisti internazionali al Pio Monte ispirate alla misericordia
Sabato 24 gennaio alle ore 11 inaugura al Pio Monte della Misericordia l’VIII edizione di Sette Opere per la Misericordia, progetto che invita sette artisti di fama internazionale a donare una propria opera, ispirata liberamente al tema della misericordia.
Protagonisti dell’edizione 2026 sono Antony Gormley, Holly Herndon e Mat Dryhurst, Yu Hong, Max Renkel, David Salle, Marco Tirelli e Lee Ufan, artisti di diversa provenienza e sensibilità, che hanno accolto con grande generosità l’invito a condividere la missione dell’Ente attraverso un gesto di mecenatismo puro, donando i propri lavori che entreranno stabilmente nella collezione del Pio Monte. con la dicitura “Dono dell’Artista”.
Le opere saranno esposte fino al 24 aprile 2026 nella chiesa del Pio Monte, in dialogo diretto con il capolavoro di Michelangelo Merisi da Caravaggiocustodito sull’altare maggiore, rinnovando a oltre quattrocento venti anni di distanza quel legame profondo tra arte, carità e impegno civile che nel 1606 portò i Governatori del Pio Monte a commissionare al Merisi le Sette Opere di Misericordia, ancora oggi cuore simbolico e spirituale del complesso monumentale.
Ad inaugurare l’iniziativa, sabato 24 gennaio, saranno Fabrizia Paternò di San Nicola, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia, Mario Codognato, curatore della mostra e del catalogo di “Sette opere per la Misericordia”, Alberto Sifola, Governatore al Patrimonio Mobiliare Artistico e Archivistico del Pio Monte della Misericordia e Maria Grazia Leonetti Rodinò, ideatrice e responsabile del progetto “Sette opere per la Misericordia”.
Il progetto Sette Opere per la Misericordia, ideato nel 2011 da Maria Grazia Leonetti Rodinò, storica dell’arte e già Governatore ai Beni Culturali ed Artistici del Pio Monte, e curato sin dalla prima edizione da Mario Codognato, è finanziato con il contributo della Regione Campania, Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo, ai sensi della L.R. 7/2003, Piano per la promozione culturale. L’iniziativa nasce quindici anni fa con l’obiettivo di rinnovare la vocazione culturale e sociale del Pio Monte della Misericordia attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, riaffermando il valore della cultura come strumento capace di generare azioni di solidarietà e di sostenere concretamente le attività assistenziali, educative e formative dell’Istituzione.
Le opere presentate riflettono un’ampia varietà di tecniche e linguaggi, dalla scultura alla pittura, dal disegno su carta e su tavola all’uso di materiali misti, dall’acquerello alla fotografia e alle tecniche digitali, fino alla sperimentazione con l’intelligenza artificiale e i processi generativi. Un insieme eterogeneo di pratiche che testimonia la pluralità degli approcci contemporanei e la capacità di ciascun artista di declinare il tema della misericordia attraverso il proprio vocabolario formale.
Lo scultore britannico Antony Gormley affronta il tema della misericordia muovendo dal corpo umano, inteso come luogo originario dell’esperienza e della vulnerabilità, una presenza fisica esposta a forze invisibili che ne sollecitano l’equilibrio e la condizione esistenziale. Gli artisti Holly Herndon e Mat Dryhurstoffrono nel loro lavoro una lettura profondamente contemporanea dei concetti di cura e collettività attraverso un’immagine generata con il primo modello di intelligenza artificiale DALL-E, nella quale il processo stesso di costruzione dell’opera assume la forma di un atto corale e condiviso. La pittrice Yu Hong concentra la propria ricerca sul corpo esposto e sull’esperienza del vivere e del morire, affidando a mani e piedi isolati, dipinti su fondo dorato, una forte valenza simbolica che richiama tanto la tradizione iconica quanto la durezza del vissuto contemporaneo, in un confronto diretto con la verità corporea cara anche a Michelangelo Merisi da Caravaggio. L’artista tedesco Max Renkel lavora sul confine instabile tra figurazione e astrazione, dando vita a un’immagine sospesa che interpreta la misericordia come spazio di apertura e possibilità percettiva. David Salle, pittore e incisore statunitense, intreccia immagini e linguaggi eterogenei, attingendo alla cultura di massa e alla storia dell’arte per riflettere sulla frammentazione della coscienza contemporanea. Marco Tirelli indaga la soglia tra visibile e invisibile attraverso una pittura rigorosa e mentale con un’opera sospesa tra geometria e intuizione, tra astrazione e reminiscenza, spingendo lo spettatore oltre la superficie, dentro quel territorio incerto dove il visibile si fa soglia del possibile. Il pittore, scultore e scrittore coreano Lee Ufan, influenzato dalle filosofie orientali del Buddismo Zen e del Taoismo, affida a un gesto pittorico essenziale una riflessione sul vuoto, sulla distanza e sulla relazione, chiedendo allo spettatore di contemplare lo spazio e il silenzio tra gli oggetti, piuttosto che gli oggetti stessi.
