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Jodorowsky, Lamberti e i Magazzini Generali

di Angelo Cirasa


Jodorowsky, Lamberti e i Magazzini Generali

 

L’utilizzo differente degli spazi, la valorizzazione di aree semi sconosciute, seppure centralissime, consente la conoscenza diversa del sapere e un utilizzo inaspettato dei luoghi ma ci vuole un pensiero.

Ventidue anni fa, in febbraio si inaugurava una grande mostra/installazione ai Magazzini Generali: il grande artista cileno Alejandro Jodorowsky realizzò un verme di 250 metri all’interno del quale si potevano ammirare le tavole del film Dune che poi non venne realizzato. Amato Lamberti, allora presidente della Provincia insieme a un gruppo di suoi collaboratori (tra gli altri io ero il suo portavoce e la sociologa Maria D’Ambrosio si occupava dell’arte legata alla sociologia) promosse fortemente quella iniziativa e anche grazie a Comune e Regione, si aprì una visione interessante di riutilizzo di spazi di archeologia industriale che avrebbe anticipato la riqualificazione di un’area ancora oggi in atto. Quelle visioni  di sfida culturali e politiche di avanguardia avevano un ruolo fondamentale per aprire varchi di conoscenza e di bonifica territoriale. Dopo tanti anni è interessante leggere di una rinnovata attenzione di un luogo iconico ma dimenticato come i Magazzini Generali.

“La mostra/installazione può diventare importante se è capace di sbloccare una produzione culturale legata sempre di più al razionalismo veristico – naturalistico della descrizione di un degrado tanto quotidiano da non colpire neppure più l’attenzione e i sentimenti. Certo sto parlando del limite fondamentale della produzione letteraria e artistica di Napoli e del Mezzogiorno ma non credo che gravi su Napoli una condanna eterna al verismo – vedutistico, per dirla così. Un recupero della cultura antropologica del territorio, anche nei suoi aspetti più controversi, degli umori che abitano la città e i suoi abitanti e che si manifestano anche inattesi nel linguaggio, delle radici dei tanti culti storici e preistorici che hanno agito dentro le credenze e i comportamenti e si sono perciò sedimentati nell’immaginario collettivo, potrebbe servire a liberare energie grandi ma tutte compresse…”, scriveva all’epoca Lamberti e io da testimone posso dire che non solo ne scriveva ma si attivava affinché le energie culturali e amministrative si liberassero…

Quella mostra consentì di verificare le grandi potenzialità espositive di uno spazio di archeologia industriale al centro della città quasi un anticipo di quello che potrebbe diventare uno dei grandi attrattori culturali della città, una occasione che poteva concretizzarsi solo con una manifestazione di assoluta originalità. Oggi forse dopo oltre vent’anni i Magazzini Generali possono ritrovare un ruolo in città.

Nelle immagini alcuni momenti dell’inaugurazione con Alejandro Jodorowsky e Amato Lamberti il 25 febbraio del 2002.

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