Spettacolo

Al Teatro TRAM c’è “L’ammore che d’è. Storie di un femminiello napoletano”

Dal 9 all’11 febbraio al Teatro TRAM c’è “L’ammore che d’è. Storie di un femminiello napoletano”, di Silvio De Luca e Isabella Pinto, con Lila Esposito e Silvio De Luca, e la regia di Manuela Cherubini.

Uno spettacolo che coniuga stand-up comedy e teatro di narrazione, lamaturazione di un progetto artistico e di ricerca teatrale, che vede come protagonista la personaggia Lila Esposito (ideata e incarnata da Silvio De Luca, che tra le sue esperienze annovera collaborazioni con Roberto Andò e Ettore Nigro), nata attraverso performance offline nel 2018. Successivamente, Lila Esposito approda sui social con una produzione di contenuti che, attraverso il teatro di parola e il linguaggio della satira, mirano a irridere la politica e la cultura patriarcale, così come l’omo/lesbo/transfobia.

La ricerca su questi temi continua, con la collaborazione della dramaturg Isabella Pinto, portando all’ideazione e alla scrittura di un primo spettacolo dal titolo “Oggi Voglio parlare”, andato in scena all’ex Asilo Filangieri di Napoli e alle Queer Days – giornate di cinema e cultura queer di Roma. Successivamente, l’incontro con la regista Manuela Cherubini, due volte Premio Ubu, ha dato vita a una nuova rielaborazione del testo e rimodulazione della messa in scena nella sua versione finale.

L’ammore che d’è? Storie di un femminiello napoletano” è un racconto del presente dai tratti satirici e farseschi. A poco a poco Lila accompagna gli spettatori e le spettatrici nelle viscere della Storia, in un doppio percorso di riscoperta. Da un lato, riscoperta delle tecnologie linguistiche e culturali repressive del patriarcato – causa fondante della violenza misogina, omofoba e transfobica –, dall’altro, la riscoperta delle molteplici forme della libertà di amare.

Lila Esposito, femminiello napoletano di nuova generazione, intreccia così la propria voce con quella di Marguerite Yourcenar, Carla Lonzi, Ingerborg Bachman ed Elena Ferrante, creando un dispositivo teatrale che irride la mascolinità tossica e la norma che riduce la sessualità a due sole posizioni, per mostrare come la forza dell’amore abbia sempre trovato, nei secoli, potenti vie di espressione. Lila Esposito reincarna la figura del femminiello, nato dalla cultura dei quartieri popolari della città di Napoli e divenuto “figurazione del possibile” (Donna Haraway) nella svolta degli anni ’70, con l’emersione dei movimenti per i diritti LGBTQI+. Se Annibale Ruccello ha raccontato la solitudine di Jennifer nella Napoli del riflusso storico degli anni ’80, oggi Silvio de Luca scrive e incarna una Lila ironica e combattiva, moderno femminiello-aedo dalle tinte gioiose e rivoluzionarie.

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