Spettacolo

Venezia 83: il cinema racconta le paure del presente

di Noemi Perfetto

Venezia 83: il cinema racconta le paure del presente
Tra i film presentati all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, sono diverse le storie che, pur partendo da mondi lontanissimi tra loro, sembrano incontrarsi nella paura di un presente che cambia troppo velocemente e nella difficoltà dell’essere umano di trovare un posto dentro questo cambiamento.
Tra i titoli più radicali di questa edizione c’è NAZA, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, già parte della squadra di No Other Land. Il film raccoglie le testimonianze, mantenute anonime e alterate digitalmente, di membri dell’intelligence israeliana, chiamati a raccontare i meccanismi che stanno dietro alle morti dei civili nella guerra di Gaza.
È un film che non ha bisogno di costruire un mondo immaginario per parlare della paura: gli basta guardare quello reale. Non è soltanto la guerra a fare orrore, ma la possibilità che la violenza smetta di essere un’eccezione e che diventi un sistema a cui l’essere umano finisca per abituarsi.
La memoria è invece al centro di Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis, con Adriano Giannini, Ana Celentano e Verónica Gerez.
Il protagonista, Mariano Guerra, torna in Argentina dopo trentatré anni trascorsi in Italia per testimoniare al processo contro gli ex militari che durante la dittatura lo sequestrarono, torturarono e ridussero in schiavitù. Il ritorno lo costringe a incontrare altri sopravvissuti e una parte della propria storia che non ha mai smesso davvero di accompagnarlo.
Il regista Marco Bechis fu sequestrato durante la dittatura argentina e affida a un attore il compito di raccontare la paura che porta nel cuore, la paura che il tempo non sempre è capace di guarire ciò che è accaduto nel nostro passato.
Un bon petit soldat di Stéphane Brizé porta il conflitto dentro un luogo che appartiene alla quotidianità di moltissime persone: l’ambiente di lavoro.
Alba Rohrwacher interpreta Carla, una dirigente di 43 anni, brillante e completamente votata alla propria carriera. La sua nuova posizione alla guida delle Risorse Umane la mette davanti a un caso di management tossico e a un grande dilemma: se sia possibile difendere le persone senza entrare in collisione con gli obiettivi imposti dall’azienda.
Carla ha paura di perdere sé stessa mentre cerca di raggiungere il successo e intanto noi ci chiediamo se siamo davvero esseri liberi in un sistema che ci chiede continuamente di essere qualcosa che non siamo.
Con Ink, Danny Boyle torna alla storia del giornalismo e lo fa attraverso una vicenda che ha qualcosa di sorprendentemente attuale.
Il film è ambientato nel 1969, quando Rupert Murdoch, interpretato da Guy Pearce, acquista il quotidiano The Sun. Jack O’Connell veste i panni dell’editor Larry Lamb.
È il momento in cui il quotidiano cambia pelle: meno politica e analisi, più scandali, intrattenimento e immagini capaci di catturare immediatamente il pubblico.
Boyle racconta la nascita di una certa idea di informazione popolare, che riguarda anche il nostro presente, perché la paura, in questo caso, non è soltanto quella di essere manipolati dall’informazione, ma è quella, ancora più inquietante, di non riuscire più a distinguere ciò che ci informa da ciò che semplicemente ci intrattiene.
Wild Horse Nine di Martin McDonagh è un thriller grottesco.
John Malkovich e Sam Rockwell interpretano due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua poco prima del colpo di Stato cileno del 1973. Tra cospirazioni, sparatorie e vecchi conti con il passato, quello che inizialmente sembra un incarico lontano dal mondo finisce per intrecciarsi con uno degli eventi più drammatici della storia cilena.
Con le interpretazioni di Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Tom Waits e Parker Posey, McDonagh mescola ironia, violenza e politica per mostrare quanto sia spaventoso il potere quando smette di riconoscere i propri limiti.

Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis guarda a un altro tipo di conflitto, quello privato.
Vanessa Scalera interpreta Angela, una madre ingombrante, imprevedibile e impossibile da ignorare, che raggiunge il figlio Antonio, interpretato da Lino Musella, a Milano per Natale. Una cena della Vigilia diventa così un campo di battaglia emotivo nel quale riemergono vecchie incomprensioni, sopraffazioni e un rapporto madre-figlio pieno di amore e rancore.
È la storia di una madre e di un figlio che si sono feriti per tutta la vita e che continuano, nonostante tutto, ad aver bisogno l’uno dell’altra, nella paura insolubile che alcune persone dalle quali vorremmo liberarci siano anche quelle che, in qualche modo, continuano a definirci.
Uno dei fili che attraversa Venezia 83 è dunque il bisogno di trovare un luogo davvero sicuro per mettersi al riparo dalla guerra, mondiale o privata che sia, e l’incredibile difficoltà di trovarlo.
Il cinema, quando anche non ha le risposte, assolve al suo compito di metterci davanti a specchi in cui a volte preferiremmo non guardare.

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