Open House Napoli, il festival dell’architettura che in unico weekend apre al pubblico le porte della città
Open House Napoli, il festival dell’architettura che in unico weekend apre al pubblico le porte della città
Ottavo anno per il festival dell’architettura di Napoli, che in un weekend (dal 2 al 4 ottobre) di visite guidate gratuite condurrà i cittadini alla scoperta dell’immenso patrimonio architettonico, urbanistico e artistico della città, raccontato con impegno e passione da oltre 600 volontari.
Realizzato con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale Governo del Territorio, ai sensi della Legge Regionale 19/2019, e del Comune di Napoli, nell’ambito della propria programmazione culturale e in esito al bando “Cultura Napoli 2026”, Open House Napoli 2026 propone 160 appuntamenti in programma tra percorsi urbani, siti istituzionali, palazzi storici, case private, laboratori Kids, mostre ed eventi. Tra le novità l’esordio della nuova sezione Sconfinamenti, il festival nel festival che racconta la Città metropolitana, partendo dai Campi Flegrei.
Nel presentare l’ottava edizione di Open House Napoli (OHN), il festival dell’architettura che in unico weekend apre al pubblico le porte della città col suo ricco programma di visite guidate completamente gratuite, non si può non partire dai numeri: 160 esperienze totali, mai così tante, suddivise tra visite, percorsi urbani, laboratori, mostre; circa 70 nuove aperture (il 43% del totale), a testimoniare l’inesausto lavoro di ricerca compiuto per comporre un ritratto della città quanto più possibile ampio, originale e multiforme. Che sarà raccontato da 603 volontari – numero record – i grandi protagonisti senza i quali il festival non sarebbe possibile, una comunità di donne e uomini tra studenti, architetti, insegnanti e cultori della città che condivideranno con i visitatori le loro competenze, voglia di fare ed entusiasmo.
È necessario entrare dentro questi numeri per descrivere le scelte compiute nella costruzione del programma. Due le direzioni intraprese: in orizzontale, ampliando geograficamente l’offerta per cogliere di Napoli, al di là delle dieci municipalità, anche la sua Città metropolitana; in verticale, approfondendo lo sguardo verso un racconto che restituisca l’intreccio di passato, presente e futuro caratteristico di una città che ha appena terminato di celebrare i suoi 2500 anni di storia.
Eccolo, attraverso le tappe principali, il cuore del programma di OHN 2026.
SCONFINAMENTI: AMPLIARE L’ORIZZONTE, PARTENDO DAI CAMPI FLEGREI
La prima, grande novità è frutto di una riflessione elementare: la città di Napoli rappresenta soltanto un decimo dell’intera Città metropolitana. Perciò è necessario ampliare la prospettiva, gettando lo sguardo in direzione di un vasto territorio che non è indistinta periferia, bensì un multiforme mosaico urbano di luoghi dalle identità peculiari. Da qui nasce la sezione Sconfinamenti: un festival nel festival, concentrato nella prima giornata del weekend – il venerdì 2 ottobre –, che a partire da quest’anno racconterà una dopo l’altra le tante anime della Città metropolitana. Si parte dai Campi Flegrei, col loro dialogo inesausto tra terra e mare, natura e cultura, ricchi di una storia più antica della stessa Napoli. Una terra “ardente”, come dice il suo nome, ricca di un’energia che talvolta le si ritorce contro, come con i recenti fenomeni sismici. OHN ha voluto essere presente anche in questo contesto: per riavvicinare i cittadini ai loro luoghi straordinari e tornare ad amarli con rinnovata consapevolezza. Il programma comprende circa venti esperienze, tra archeologia, natura, architettura.
Da segnalare, per la parte antica: il Colombario del Fusaro, un luogo di sepoltura con loculi e cellette simili a piccionaie tipica nell’antica Roma, e una vicenda che va dalla metà del I sec. a.C. fino all’epoca bizantina; il percorso Pozzuoli, la trama antica nella città contemporanea, che coglie tracce e vestigia di epoca storica che sopravvivono, a volte appena visibili, nel tessuto urbano; infine i Depositi archeologici di Pozzuoli, enorme patrimonio di 1.300 reperti marmorei e 12.000 casse di materiali provenienti dagli scavi del Rione Terra, che hanno restituito un articolato tessuto urbano di duemila anni fa. In questo caso lo stesso “contenitore” è rilevante, poiché il deposito è collocato in due dei monumentali serbatoi realizzati alla fine degli anni Trenta del Novecento dal grande progettista Pier Luigi Nervi e destinati a una funzione industriale, dando così vita a un suggestivo dialogo tra archeologia e architettura moderna.
Per gli interventi architettonici è da segnalare lo Studentato nelle Ex Terme Tricarico a Bagnoli, recentissimo intervento di rigenerazione a opera dello studio Od’A Officina d’Architettura, impegnato nel recupero degli spazi di un fabbricato già stabilimento termale e istituto alberghiero per trasformarlo in una struttura ricettiva moderna e funzionale per studenti universitari; le nuove stazioni EAV di Baia e Pozzuoli, tassello fondamentale per l’ampliamento della rete infrastrutturale su rotaia dei Campi Flegrei; le ville e appartamenti progettati dagli studi Manuarino e Pollice, testimonianza del lavoro di una nuova generazione di architetti per valorizzare gli spazi privati di un’area ad altissimo valore paesaggistico.
Parlando di paesaggio, finiamo con: il Parco letterario di Nisida, che coniuga la presenza di architetture di epoca borbonica con incomparabili valori naturalistici; il Parco della Quarantena, vastissima area verde di 125.000 mq lungo il lago Fusaro, un tempo sede temporanea di acclimatazione per gli animali esotici dello zoo di Napoli, chiuso nel 1993 e recentemente riaperto, in via di recupero grazie all’impegno di associazioni ambientaliste e del Comune di Bacoli; il Parco Cerillo, oasi verde impreziosita da una villa ottocentesca oggi adibita a sede della biblioteca comunale di Bacoli, che dopo anni di scarsa valorizzazione ha conosciuto una nuova vita grazie a una convenzione sottoscritta tra il Comune e la Cooperativa sociale “Tre foglie”, che ha restituito il bene alla comunità; il Bosco della Salandra (in programma la domenica), polmone verde di Marano, per un’escursione che unisce natura e storia, con un fitto castagneto, siti archeologici romani e il suggestivo Eremo di Santa Maria di Pietra Spaccata.
