Fuori di Mario Martone, passione e leggenda di Goliarda Sapienza
di Noemi Perfetto
Goliarda Sapienza (Valeria Golino) al telefono, sola nel suo sovra arredato salotto, alla disperata ricerca di un qualsiasi lavoro, ci racconta il guazzabuglio nel cuore di tutti quelli che sono rimasti fuori da qualcosa: emarginati, disintossicati, disoccupati, neo madri, migranti. Anime desolate, in un’infinita attesa, che guardano il proprio desiderio di trovare un posto nel mondo scontrarsi per un tempo troppo lungo con la frustrazione di un cambiamento che non arriva mai.
Ma Goliarda ha una risorsa, è Fuori dopo aver vissuto la prigione: la sua più grande esperienza di autenticità.
Rebibbia è il suo viaggio spirituale, fatto di libera aggregazione, libera solidarietà, libera condivisione, un cammino gentile nell’amore esclusivamente femminile, che si consuma nel contatto carnale non sessuale.
Le donne in prigione sono forti, fragili, imperscrutabili, semplici; se sono brutte sono molto brutte, ma se sono belle, sono bellissime. Non hanno nulla da perdere, respirano piano, prendono il sole, vivono giorni lunghissimi.
Elodie è Barbara, che ha dei capelli molto anni 80, è una bellezza non troppo complessa e muove il suo corpo armonico in maniera fastidiosamente timida; è assorta, giovane, lascia che gli eventi scelgano le sue direzioni.
Roberta è un maschiaccio con occhiali da sole troppo grandi e un po’ storti sulla faccia, è una donna sensuale, è una bambina irrisolta, è una madre protettiva, è un ladruncolo sagace, è un’amica lussuriosa, è una compagna leale.
Roberta è Matilda De Angelis che, invitata in una stanza degli specchi a riflettersi quanto più possibile diversamente in ognuno di questi, dà vita a un personaggio stratificato, intenso e dal carattere internazionale. Sicuramente il più difficile da salutare alla fine della storia. Ottavia, un’irriconoscibile Daphne Scoccia, emoziona con quella stessa tenera delinquenza che caratterizzava il personaggio di Raffaele Aiello nel 1993 in “Ci hai rotto papà”.
Le fugaci incursioni nelle memorie del carcere non ci mostrano niente che possa spiegare il legame potente che si stabilisce tra queste donne. L’attaccamento che queste provano l’un l’altra è frutto di quella stessa esperienza carceraria, indimenticabile e infinita. Tanto che Fuori è tutto un grande mancarsi, cercarsi, rincorrersi, replicare il dentro, nello stanzino striminzito della profumeria di Barbara o nella doccia, nude e di nuovo insieme.
Dentro Goliarda ha raccontato la sua storia come sentiva di averla vissuta, le sue verità sono state libere di essere quanto più vicine all’idea che lei ha di sé stessa. In contrapposizione ai salotti borghesi e annoiati, colmi di etichette che si attaccano addosso e relazioni tensive, le celle grigie e anonime del carcere sono il luogo in cui l’anima si dedica all’immateriale, in cui regna sovrana l’impossibilità di agire sulla vita, rendendo il qui e ora prezioso, dispensato da oneri e doveri, il luogo in cui l’attimo smette di spingere e torna ad essere il dono che abbiamo ricevuto e che vogliamo onorare, il luogo in cui le ore del nostro presente sono già leggenda.
