Hamnet, realismo magico e otto nomination agli Oscar
di Noemi Perfetto
C’è luce nelle campagne inglesi, ma il sole non si vede mai.
È la fine del millecinquecento. Nel verde dirompente della foresta sconfinata, Agnes (Jessie Buckley) respira contro vento, sente la terra, legge il cielo, parla con gli animali.
Nel grigio dei fumi della città, Will (Paul Mescal) cerca la sua storia, la sua emancipazione, la notte scrive racconti e di giorno ripaga i debiti di suo padre impartendo lezioni di latino.
Will e Agnes si incontrano. L’attrazione che hanno l’uno per l’altra è più grande delle circostanze, più grande dell’opposizione delle loro famiglie, più grande delle loro diverse inclinazioni. Si sposano.
Non si conoscono completamente, ma non importa, la loro passione è impetuosa e gentile, si prendono cura dell’animo dell’altro, mai provano a snaturarlo per ricondurlo a sé stessi, anche quando non lo comprendono. Will inizia la sua carriera a Londra, Agnes cresce i loro tre figli come sempre ha desiderato, in una casa semplice, non distante dalla foresta. Nutrono un amore puro, commovente, che resta impresso nella mente anche quando non lo abbiamo più davanti agli occhi.
Una mattina d’estate la natura si risveglia insolita e silenziosa, qualcosa di oscuro sta per accadere: la peste violenta che dilaga nelle città arriva in casa di Agnes. I gemelli Judith e Hamnet si ammalano e dopo una notte di terribili sofferenze, Hamnet muore.
Il dolore impatta straziante nel cuore di chi resta, fino a togliere il fiato, le parole, la ragione. Agnes e Will sprofondano in un vuoto spaventoso in cui non sono più capaci di tenersi per mano e a ogni emozione taciuta si confinano irrimediabilmente a solitudini distanti.
Mentre ci attraversa, la meraviglia di quello che abbiamo vissuto fino a questo momento ci guida verso un finale tra i più emozionanti della storia del cinema.
A Londra, Agnes entra a teatro per vedere l’ultimo dramma scritto e diretto da suo marito Will… William Shakespeare: Hamlet.
Lo sconcerto di Agnes si trasforma naturalmente in una suggestione sublime, fuori dal tempo e dentro il dolore. L’esperienza dell’arte innalza la sofferenza di Agnes e la cristallizza, così che lei possa vederla e trovare un modo per renderla vivibile, anche solo per un attimo; la messa in scena di Hamnet non riporterà in vita suo figlio, ma lo renderà eterno in questo scambio metateatrale in cui la vita presta verità alla finzione e la finzione restituisce tempo alla vita.
Nel momento in cui il pubblico tutto tende le mani per accompagnare Hamlet nella morte, brucianti di gioia e dolore, di gratitudine e disperazione, ce ne stiamo lì sulle poltrone sconvolti dalla Settima Arte che ha il potere di travolgerci, renderci vulnerabili e immuni alla forza gravitazionale.
Hamnet è un capolavoro di realismo magico, è un lavoro di casting pregiato, è l’interpretazione indimenticabile dell’attrice irlandese Jessie Buckley che dà il proprio corpo e i propri pensieri al personaggio di Agnes con totale abnegazione, costruendo una donna vera, selvaggia, alchemica, bella in maniera ancestrale, come il suo sorriso, pura, come quel gesto di toccare il palco con i palmi delle mani durante lo spettacolo. Hamnet è una storia vera, è la storia del grande lutto di William Shakespeare, è un’ode alla morte, all’eternità, a questa vita, caduca, che può toglierci tutto quello che ci ha reso felici. Hamnet è un’esperienza cinematografica che non possiamo perderci, è 8 nomination agli Oscar 2026.
